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La formazione dei predicatori
Per formare i predicatori si aprirono presto nei conventi degli Studia. Fra Salimbene da Parma nella sua Cronaca ricorda che nel 1238, nello Studium del convento di Fano, situato iuxa mare, poté usufruire dell’insegnamento di fra Umile da Milano. Altri importanti luoghi di studio nelle Marche furono i conventi di Ancona e Urbino. La Provincia della Marca non risulta però avere alcuno Studium generale o di grande rilievo, il che riflette la tendenza eremitica e la predilezione per i piccoli loci del francescanesimo marchigiano, oltre la situazione stessa della regione, caratterizzata da un’estrema capillarità di luoghi di studio, ma senza nessuna vera Università11. Eppure è frequentemente attestata la presenza di frati studenti e maestri marchigiani nei più grandi Studi fuori regione, come quelli di Parigi, Firenze, Bologna e Padova. Ciò a testimoniare la vivacità intellettuale del francescanesimo nelle Marche.
Per la formazione di studenti e predicatori ogni convento aveva la sua biblioteca: sono note per qualità e consistenza quelle di Fabriano (riunita, a cominciare dall’ultimo quarto del XIII secolo, ad opera del B. Francesco Venimbeni) e di Sarnano, anche se ce ne dovevano essere altre e di grande rilievo, ma spesso la dispersione è stata totale.
Assumendo lo stile del “potente avvio di Francesco”, la predicazione francescana, nella maggior parte dei casi, resta viva, tocca il cuore della gente e dei problemi, esercita sul popolo un’influenza e un’emozione assai profonde ed efficaci. E ciò fino ai grandi predicatori dell’Osservanza e della riforma Cappuccina.
In questa ricerca di nuove forme di espressione per avvicinare e rendere più partecipi le masse, s’inseriscono appieno gli sviluppi che nel francescanesimo coinvolgono la letteratura (è nelle Marche che nascono i Fioretti di S. Francesco), ma anche il dramma e il canto, sia a livello liturgico che paraliturgico.
Fu ancora Francesco a dare il via: si pensi alla Natività – tra dramma liturgico e sacra rappresentazione – che il Santo approntò a Greccio, e anche al mistico entusiasmo ch’egli nutriva per la musica e la poesia musicata, fino alla composizione del Cantico di frate Sole, musicato e diffuso proprio dal marchigiano frate Pacifico, che al secolo Federico II aveva incoronato Rex versuum: è nel dramma e nel canto che lo spirito dei fedeli è elevato alla gioia e all’intensità della partecipazione al Mistero cristiano. In particolare, per corrispondere all’esigenza di una più profonda preghiera destinata a momenti eccedenti la Messa, e di cui anche il fedele laico fosse non più solo spettatore ma soggetto attivo, i Francescani promossero quella tipologia di preghiera collettiva che è la lauda in volgare, sia in ambito confraternale sia scrivendone essi stessi, raggiungendo spesso vertici di liricità, pathos e misticismo, come nel grande Jacopone da Todi.
Proprio riguardo a Jacopone, va ricordato che i suoi modelli e il genere poetico da lui prescelto trovano il proprio retroterra in quella cultura derivante dalla congiunzione benedettino-francescana che si originò specialmente nelle Marche e in cui determinanti furono i rapporti tra gli Spirituali marchigiani e gli eremiti benedettini di Pietro da Morrone (Celestino V). Non a caso i codici del suo laudario in assoluto tra i più alti nella tradizione filologica provengono dalle Marche. A chiudere gli occhi di Jacopone la notte di Natale del 1306 sarà proprio un frate marchigiano, il Beato Giovanni da Fermo, alias Giovanni della Verna (per aver vissuto molti anni sul santo monte, facendovi diverse esperienze mistiche, così come ce lo restituiscono gli ultimi capitoli dei Fioretti). A lui Jacopone aveva dedicato la lauda LXIII del suo laudario. D’altro canto in questo periodo sono attivi nelle Marche poeti francescani come Francesco da Fabriano e Angelo da Camerino, oltre l’anonimo frate maceratese che scrisse significativamente in volgare, a scopo di ammaestramento e di edificazione spirituale, un poemetto dal titolo Giostra delle virtù e dei vizi, nel quale sono epicamente riportate le fasi di una guerra tra Gerusalemme e Babilonia, tra il bene e il male.
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